IL VITTORIALE DEGLI ITALIANI

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Avete mai visitato la casa di un poeta o di uno scrittore? Oggi vi porto con me a scoprire la casa di uno dei più famosi e originali letterati del Novecento: Gabriele D’Annunzio.
La sua dimora, il Vittoriale degli Italiani, si trova a Gardone Riviera (in provincia di Brescia), un piccolo borgo che si affaccia sul lago di Garda. Già il nome scelto voleva rappresentare la memoria di quella che, il suo proprietario, definiva la sua vita inimitabile.  Il Vittoriale non si compone solo della casa del romanziere, ma anche dei vasti giardini che lo circondano.

Credo che tutti conosciamo le eccentricità di D’Annunzio e la sua dimora non poteva che rispecchiarle in pieno. Ogni singolo dettaglio è un rimando a lui, ai personaggi illustri a cui era legato, al mondo dei mezzi di trasporto e alle imprese eroiche del periodo.
Il Vate aveva una religione tutta sua, in cui venerava la velocità, Dante Alighieri e San Francesco, che può essere definita “religione della Patria”. Pensando a San Francesco, si penserebbe subito ad una casa umile e spoglia… Ecco, dimenticatevi questa idea e i precetti del Santo di Assisi. D’Annunzio lo venerava in quanto patrono d’Italia, ma nella sua casa non c’è nulla di umile. Ogni particolare è stato studiato nei minimi dettagli per impressionare gli ospiti.

Vi racconto le curiosità che mi hanno colpito di più:

1- 33.000. È il numero di libri che si trova all’interno della dimora. Molti sono scritti in tedesco, perché appartenevano a Henry Thode, storico dell’arte e vecchio proprietario della casa. L’abitazione con tutto il contenuto gli fu confiscata dal Governo italiano come risarcimento dei danni della Prima Guerra Mondiale. D’Annunzio non conosceva il tedesco, ma considerava un atto indegno buttare dei libri.

2- Horror vacui. Il Vate soffriva di questo disturbo, cioè della paura degli spazi vuoti. Ecco perché la casa è piena di soprammobili. Ce ne sono davvero dovunque, perfino il bagno ne è pieno in ogni angolo… Diciamo che non ho invidiato le povere cameriere che dovevano pulire le stanze.

3- La nave incastonata nella collina. Possibile trovare una nave ormeggiata in un parco? Qui sì! Si tratta della nave militare Puglia, donata allo scrittore dalla Marina Militare nel 1923. La prua è stata decorata in un secondo momento con una polena raffigurante una Vittoria.

4- Il buio delle stanze. Una delle prime cose che ho percepito entrando in casa è stata quasi una sensazione di oppressione tra la poca luce che filtrava dalle finestre, la grande quantità di soprammobili e le pareti decorate con tinte scure. In realtà, la poca luce fu voluta dallo scrittore per un motivo di salute: D’Annunzio aveva perso un occhio in un incidente aereo e l’altro era diventato estremamente fotosensibile. Ecco perché gli era difficile esporsi direttamente alla luce del sole.

5- Ospiti graditi o no? Entrati in casa, si percorre una piccola scalinata e poi ci si trova davanti a due ingressi separati: uno destinato agli ospiti graditi e uno per quelli non graditi… In realtà si narra che la stanza degli ospiti non graditi, chiamata anche Stanza del Mascheraio, fu utilizzata solamente per accogliere una persona: Benito Mussolini. Tra i due, infatti, non correva buon sangue e D’Annunzio in quella occasione lo fece aspettare ben due ore e mezza prima di riceverlo, come ulteriore affronto.
Da dove deriva il nome Stanza del Mascheraio? Dai versi scritti sopra una delle pareti:

Al visitatore / Teco porti lo specchio di Narciso? / Questo è piombato vetro. O Mascheraio. / Aggiusta la tue maschere / Al tuo viso ma pensa che / sei vetro contro acciaio.

Un altro modo per ricordare a chi entrava in casa, chi era il vero padrone.

6- Mamma. Nonostante fosse famoso per le sue amanti (due vivevano con lui ed erano perfino costrette a condividere lo stesso piano della casa e lo stesso bagno), D’Annunzio era in realtà quello che potremmo definire un mammone. A testimonianza di ciò, le molte foto di sua madre che si incontrano nelle stanze della casa.

7- Una tartaruga a capotavola. Negli ultimi anni della sua vita, il poeta non voleva farsi vedere in pubblico, sia perché diventato anziano sia perché aveva perso tutti i denti. Non mangiava quindi a tavola con gli invitati… Il suo posto a capotavola era, ed è tuttora, occupato da una tartaruga del suo giardino che morì mangiando troppo. D’Annunzio ne tenne il carapace e fece realizzare una scultura in bronzo della tartaruga. Perché posizionarla a capotavola? Non solo per ricordare agli invitati chi era il padrone di casa, ma anche per invitarli a non mangiare troppo (sì, era un po’ avaro…)

Informazioni utili per la visita. Conviene comprare sul sito del Vittoriale i biglietti, non tanto per la fila (quando ci sono andata io c’era poca gente), ma per essere sicuri di riuscire a fare la visita guidata della casa. Ce ne sono molte nell’arco della giornata, ma si entra in piccoli gruppi (6 persone) quindi non è scontato riuscire a trovare posto. E gli interni della casa meritano senza dubbio una visita sia per la loro particolarità che per conoscere aspetti della vita di D’Annunzio poco noti.
All’interno della casa non si possono fare fotografie. Quindi non vi resta che ammirarla di persona!
Green pass obbligatorio per entrare.

Intanto vi lascio qualche foto del parco della villa e del panorama che si ammira. Credo che capirete perché D’Annunzio la scelse come propria dimora…

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