GUIDA AL TOUR IN UZBEKISTAN

Itinerario tra Samarcanda e oltre

Khiva

L’Uzbekistan era uno di quei viaggi che sognavo da tanto. Mi è bastato vedere qualche foto per capire che prima o poi sarei dovuta andarci: le cupole azzurre, i mosaici e le città leggendarie della Via della Seta. È un viaggio diverso dal solito, una meta ancora autentica e capace di sorprenderti continuamente. Se ami la storia, l’architettura, la cultura e le esperienze autentiche, allora è il viaggio perfetto per te!

Il mio tour è durato 9 giorni e mi ha portato a scoprire gli angoli più sorprendenti e magici di questa nazione. Sono partita da Milano Malpensa con un volo Turkish Airlines, ho fatto un breve scalo a Istanbul e sono arrivata a Tashkent, la capitale uzbeka.

INDICE
COSA SAPERE PRIMA DI PARTIRE

L’Uzbekistan è considerato tra gli stati più sicuri al mondo. Ha ottenuto l’indipendenza dall’Unione Sovietica il 31 agosto 1991. Incontrerai una popolazione gentile e disponibile che, appena saprà che sei italiano, ti farà ascoltare o canterà direttamente per te le canzoni più famose della musica italiana. Preparati ad avere come colonna sonora della tua vacanza Albano e Romina, Ricchi e Poveri, Toto Cutugno…

Clima. Il periodo migliore per visitare l’Uzbekistan sono sicuramente le stagioni intermedie: primavera e autunno. In estate infatti si arriva tranquillamente a 40° C mentre gli inverni sono molto rigidi, soprattutto nella zona del deserto. Ovviamente queste sono anche le stagioni con il maggior afflusso di turisti, soprattutto il mese di maggio.
Io sono andata a metà marzo e devo dire che il clima è stato davvero variabile. A Bukhara, ad esempio, con il piumino leggero c’era caldo, mentre a Samarcanda nevicava!

eSIM. Per me viaggiare con internet a disposizione è indispensabile. Mi sento più tranquilla così. E dal momento che le offerte che fanno le compagnie telefoniche italiane sono sempre troppo costose e con pochi GB, mi affido a una eSIM. Uso sempre quella di Holafly: l’acquisto da casa e non ho la scocciatura di doverne comprare una arrivata a destinazione. In più, cosa per me fondamentale, ha i GB illimitati.
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Fuso orario. + 4 ore rispetto l’Italia durante il periodo dell’ora solare. + 3 ore durante il periodo dell’ora legale

Moneta locale. La moneta dell’Uzbekistan è Sum (1€ = 14.300 sum – marzo 2026). La carta di credito è poco utilizzata, tranne che negli hotel e in alcuni ristoranti. È quindi essenziale avere con sé dei contanti. In alcuni negozi dei bazar accettano anche l’euro.

Cibo. La cucina uzbeka è ottima e puoi mangiare nei ristoranti con pochi euro. Il mio consiglio è di assaggiare il pane appena cotto, davvero buono! Ed è imperdibile anche il Plov, il piatto nazionale a base di riso, montone, verdure e spezie. Pensa che il riso viene cotto a vapore per quasi due ore prima di poterlo mischiare con gli altri ingredienti. Non puoi dire di essere stato in Uzbekistan senza averlo assaggiato.

Attenzione. Anche se sarai tentato di girare il paese con il naso all’insù per trovare più angoli possibili da fotografare, presta attenzione a dove metti i piedi. Una delle cose infatti più pericolose, a mio avviso, sono gli scoli dell’acqua piovana. Non sono, infatti, chiusi da grate come siamo abituati in Italia, ma sono completamente aperti e profondi 30/40 cm. Se ci si finisce dentro con un piede, è un attimo inciampare e farsi male.

Assicurazione. Non mi stancherò mai di dirlo, ma parti sempre con una buona assicurazione di viaggio. In questo articolo ti consiglio quella di Heymondo che uso solitamente io. Ti lascio qui sotto il banner. Cliccaci, accedi direttamente al sito e scegli la polizza migliore per te. Ricorda che grazie proprio al link del banner, hai lo sconto del 10% in quanto mio lettore. 

TASHKENT: LA MODERNITÀ

Il mio primo impatto con l’Uzbekistan è stato con Tashkent, la sua capitale. È una città molto diversa da quelle storiche che si immaginano quando si pensa alla Via della Seta, ma perfetta per entrare gradualmente nell’atmosfera del Paese. Qui convivono architettura sovietica, grandi viali, mercati tradizionali e stazioni della metropolitana decorate come veri musei sotterranei.
Si può dire che la capitale si divida in due parti: una più antica e una più moderna (chiamata anche Tashkent City) con molti edifici costruiti durante il periodo sovietico e con uno stile architettonico brutalista facilmente riconoscibile.

Cosa non perdere qui:

  • Hotel Uzbekistan. Vi ho appena parlato dello stile sovietico. Ecco, questo edificio ne è un chiaro esempio. Salite fino all’ultimo piano dove si trova un bar. Da qui potete ammirare piazza Amir Timur, dominata dalla statua equestre di Tamerlano.

  • Complesso Khast Imam. È un complesso architettonico dove si trovano monumenti religiosi di particolare importanza, tra cui una madrasa e dei minareti.
    In passato i minareti svolgevano una triplice funzione:
    – da qui venivano recitate le preghiere;
    – permettevano di vedere i dintorni della città e proteggerla da eventuali nemici;
    – fungevano da faro per indirizzare, attraverso il fuoco, i carovanieri verso la città.
    Pensate che attualmente per costruire un minareto servirebbero più di 200.000 dollari. In particolare, all’interno di questo complesso si trova:

  • Madrasa Muyi Muborak. Qui è conservato il Corano più antico al mondo, segnato con il sangue del Califfo Osmam assassinato nel 655. Le sue dimensioni: pesa 35 kg per oltre 300 pagine di testo.
    A proposito di edifici religiosi, sapete che i gatti sono gli unici animali ammessi nelle Moschee? Si narra infatti che una volta Maometto fosse intento a pregare, quando un gatto si mise di fianco a lui a dormire sul suo vestito. Piuttosto che disturbarlo alzandosi, Maometto preferì tagliarsi un pezzo del vestito e lasciare il gatto lì tranquillo a dormire.

  • Chorsu Bazar. Il mercato più famoso della città. Qui si può trovare davvero tutto quello che riguarda i prodotti alimentari. Un consiglio: non perdetevi il pane uzbeko preparato e cotto sul momento. Buonissimo!

  • Metropolitana di Tashkent. Può sembrare strano, ma le stazioni della metropolitana vanno proprio viste. E credetemi, non vi sembrerà di essere dentro una metropolitana. I progetti risalgono al 1968, due anni dopo il grande terremoto che distrusse la città. Ogni fermata è ricca di opere d’arte che le rendono un piccolo gioiello nascosto. L’ideale è fermarsi in ognuna per vedere da vicino i diversi temi e le opere realizzate.


E dopo aver scoperto Tashkent, con un volo interno con destinazione il minuscolo aeroporto di Urgench, sono arrivata alla meravigliosa Khiva.

Metropolitana di Tashkent

Hotel Uzbekistan

Madrasa Muyi Muborak

KHIVA: LA CITTÀ DA LE MILLE E UNA NOTTE

Khiva è stata una delle sorprese più belle di questo viaggio, con le sue strutture in stile arabo e i colori che virano dal celeste al turchese. La città è patrimonio mondiale UNESCO ed è una delle meglio conservate dell’antica Via della Seta. Il suo patrimonio storico e archeologico è tra i più grandi dell’intera Asia.

Le mura color sabbia, i minareti, le madrase e le stradine silenziose creano un’atmosfera unica, soprattutto all’alba e al tramonto. Passeggiare senza meta è probabilmente il modo migliore per viverla. Khiva è una città piccola, ma incredibilmente scenografica, perfetta per chi ama la fotografia.

La città vecchia (cittadella di Ichan-Kala) è rimasta quasi intatta dal XVI secolo. Un tempo qui, all’interno delle mura, viveva solo la parte ricca della popolazione, mentre il resto degli abitanti risiedeva fuori. La cittadella è un dedalo di viuzze, dove i colori ocra e azzurro si mescolano tra di loro. Si respira un’aria da favola, degna dei racconti de Le mille e una notte.

Tra i luoghi più belli di Khiva:

  • Madrasa di Mohammed Amin Khan e minareto Kalta Minor. Il minareto di Kalta Minor è inconfondibile e di sicuro uno dei simboli della città. La sua costruzione, iniziata nel 1853, è rimasta incompiuta per la morte del re che aveva dato avvio ai lavori. Ora è alto 30 metri, ma secondo il progetto iniziale avrebbe dovuto esserne alto 75. Addirittura, secondo una poesia, se fosse stato completato, sarebbe stato così alto da raggiungere Dio. La madrasa lascia ugualmente incantati con la sua facciata decorata con maioliche. È la più grande dell’Asia centrale, tanto che un tempo poteva ospitare fino a 260 studenti.

  • Fortezza Kunya Ark. La cittadella fortificata era l’antica residenza ufficiale del Khan di Khiva. Tra le cose da vedere nella cittadella ci sono certamente la Moschea estiva e la Sala del Trono. Una particolarità della Sala del Trono sono le tre porte sotto il porticato, da cui vi si accede. Ognuna di loro era dedicata ad una categoria di persone specifica. Da una entrava il re che aveva accesso diretto al trono, da una i nobili e dall’ultima i religiosi.

  • Madrasa di Muhammad Rahim Khan. Costruita nel XIX secolo, era il luogo dove gli studenti studiavano il Corano, le arti e le scienze. Impossibile non rimanere stupiti dalle sue decorazioni in maiolica turchese e blu.

  • Moschea Juma. Da non perdere assolutamente la magia del suo interno. Qui trovi oltre 200 colonne di legno completamente scolpite e decorate. Alcune di queste colonne risalgono all’XI secolo.

  • Mausoleo di Pakhlavan Mahmoud. Impossibile non notare il mausoleo con la sua enorme cupola verde-turchese. È stato costruito nel 1362 in onore dell’eroe Pahlavon Mahmoud, poeta, filosofo e combattente. Una figura così importante da essere diventato il Santo Patrono di Khiva.

  • Palazzo Tosh-Hovli. Risalente al XVIII secolo, era la residenza privata dei khan. Mentre passeggi tra le stanze e i cortili, perditi ad ammirare i soffitti dipinti, i mosaici e le colonne di legno intagliato.

  • Piazza del mercato degli schiavi. Dal XVI secolo e fino al 1873, Khiva era famosa per essere il più grande centro per la tratta degli schiavi (principalmente persiani e russi) dell’Asia Centrale. La tratta divenne nel corso del tempo un business particolarmente fiorente.

Un consiglio: terrazze panoramiche sui tetti della città. Proprio a lato della Piazza degli schiavi, si trova il Terrassa Cafe & Restaurant. Da qui puoi avere un’ottima visuale dei tetti della città. Se cerchi un momento romantico, qui al tramonto è il top. Il menù prevede sia piatti tipici uzbeki che opzioni internazionali. Se invece non hai fame, fermati qui al tramonto bevendo uno dei loro ottimi tè.

Mausoleo di Pakhlavan Mahmoud

Kalta Minor

Mausoleo di Pakhlavan Mahmoud

Piazza degli schiavi

Minareto

CORASMIA: I CASTELLI NEL CUORE DEL DESERTO UZBEKO

Se le città uzbeke raccontano la storia di un passato glorioso, il deserto non è da meno. Nella regione della Corasmia, una zona molto isolata dalle città, si trovano delle rovine archeologiche che raccontano di un passato antichissimo legato alle civiltà che attraversarono queste terre. È una parte dell’Uzbekistan meno turistica, ma capace di regalare alcune delle emozioni più autentiche del viaggio.

Dopo aver lasciato Khiva, mi sono addentrata per una visita ai castelli della Corasmia. Qui il paesaggio cambia completamente: distese infinite, vento e silenzio. La Corasmia era un antico stato che comprendeva l’Uzbekistan e parte del Turkmenistan settentrionale. Già solo percorrere queste strade in auto è un’esperienza: transiti per km in mezzo al nulla incontrando davvero pochissime auto. A me queste strade hanno ricordato quelle statunitensi su cui percorri km in mezzo al nulla assoluto.

Perché questa zona merita una visita? Perché è stata un’importante oasi di civiltà in mezzo ai deserti dell’Asia centrale. Qui, infatti, il deserto del Kizikum incontrava il Mare d’Aral, oggi purtroppo estremamente prosciugato. E appunto qui si trova una delle meraviglie dell’Asia centrale: la Terra delle 50 fortezze.

Costruite tra il IV secolo a.C. e il VII secolo d.C. un tempo queste fortezze proteggevano il regno di Khorezum. Erano delle vere cittadelle scolpite nella roccia. Oggi è possibile visitarne solo due. Le altre purtroppo sono in rovina e poco sicure a causa della continua azione dei venti siberiani che hanno contribuito al loro deterioramento.

  • Topra Kala. La fortezza di terra. Costruita tra il II e il III secolo d.C. era una vera cittadella reale. Al suo interno si trovavano palazzi, templi e magazzini. Oggi rimangono solo pochi resti a testimonianza del suo splendore.

  • Ayaz Kala. La fortezza del vento e del deserto. Costruita tra il IV secolo a.C. e il VII secolo d.C. faceva parte del sistema di difesa che proteggeva il regno. Ed è proprio qui vicino che ho fatto un’esperienza fuori dal mondo. Ve la racconto nel prossimo paragrafo…

Topra Kala

Ayaz Kala

DORMIRE IN UNA YURTA NEL DESERTO: UN’ESPERIENZA DA FARE ALMENO UNA VOLTA

E proprio qui in Corasmia ho vissuto una delle esperienze più particolari del mio tour: una notte nel deserto, dormendo in una yurta tradizionale. 

Come funziona? Ogni gruppo ha la propria yurta, infatti ne esistono di diverse dimensioni. Io, ad esempio, avevo per me e il mio compagno di viaggio una tenda privata da sei posti, anche se eravamo solo in due. Il bagno invece si trova in una struttura esterna a pochi metri dalla tenda ed è condiviso. Dormire in una yurta permette davvero di entrare in contatto con l’anima più autentica dell’Asia Centrale.

Devo dire che l’ospitalità qui è stata pazzesca. Dopo aver ammirato il tramonto, la proprietaria del campo tendato ci ha preparato un’abbondante e buonissima cena. Abbiamo mangiato in una tenda adibita a ristorante insieme agli altri ospiti del campo. Non solo abbiamo assaggiato i piatti, ma abbiamo anche cenato nella maniera tradizionale uzbeka: in ginocchio attorno ad un tavolo basso.

La sera e l’alba sono stati poi due momenti magici. Di notte, lontano dalle città, il cielo si riempie di stelle e il silenzio del deserto crea un’atmosfera quasi irreale. Passeresti ore con il naso all’insù a guardarti attorno.

La mattina mi sono svegliata presto, perché non potevo perdermi l’alba. E devo dire che ho fatto proprio bene! Ammirarla nel deserto è sempre magico. Dopo l’alba ad attendermi c’era una colazione pazzesca: dolce, salato, uova, persino una torta intera. Un tavolo imbandito di cibo preparato al momento ed eravamo solo in cinque!

Dopo i saluti e un momento di ballo sulla musica tipica uzbeka, abbiamo salutato la proprietaria del campo e ci siamo messi in auto per raggiungere la nuova meta. E dopo circa 6 ore di macchina (480 km) sono arrivata alla nuova destinazione: Bukhara.

Yurta

BUKHARA: LA CITTÀ PIÙ AUTENTICA DELL’UZBEKISTAN

Arrivati a Bukhara, il contrasto con Khiva è stato netto, anche solo per le dimensioni: 400 ettari il centro di Bukhara, contro i 26 ettari di Khiva. Eppure per la città si respira ancora un’atmosfera lenta e autentica. I cortili nascosti ospitano antiche madrase e ogni angolo racconta storie di mercanti e carovane. Di sera poi la città diventa ancora più magica, con le luci soffuse che illuminano i monumenti storici.
Bukhara era uno dei più importanti centri di commercio lungo la Via della Seta. E ancora oggi qui si trovano mercati coperti e caravanserragli perfetti se devi fare shopping (la città è famosa per la produzione di tappeti).

Tra i luoghi imperdibili:

  • Complesso Lyabi Hauz. Attorno a uno dei pochi stagni rimanenti a Bukhara si trova il complesso di Lyabi Hauz. Un tempo infatti si trovavano molte vasche (114) come questa per la città: erano la fonte principale per l’approvvigionamento dell’acqua. Servivano anche in caso di incendio e per mitigare il caldo quando il clima era torrido. Ma sono state poi chiuse in quanto favorivano la diffusione di malattie.
    Questo stagno è rimasto per il suo ruolo scenografico perfetto per questo complesso architettonico. Qui infatti ai due lati dello stagno si trovano due madrase, una di fronte all’altra. Non perderlo di sera, quando è tutto illuminato.

  • Moschea e minareto Kalon (o Kalyan). È la moschea principale e più antica della città. Il suo nome significa “Grande moschea”, infatti poteva accogliere fino a 10.000 fedeli.

  • Complesso Poi-Kalyan. Assolutamente da non perdere, tanto che è uno dei simboli della città. Il complesso si compone di 4 monumenti: la moschea Kalyan, la madrasa Miri-Arab, il minareto Kalyan e la piccola madrasa Amir-Allimkhan. Il suo nome in russo significa “il piede del minareto” vista la sua imponenza.
    Per una vista super sulla città, entra nel negozio Pavillon Kalon. In cima all’edificio si trova un bar e, soprattutto, una terrazza panoramica. L’ingresso alla terrazza è a pagamento. Ma acquistando qualcosa nel negozio, che vende prodotti artigianali (borse, gioielli…), potrebbe essere gratuito, come è successo a me.

  • Ark di Bukhara. Questa cittadella fortificata era la sede del potere politico della città. Costruita nel XVIII secolo, era la residenza degli emiri. Comprendeva oltre all’abitazione, anche una moschea e la stanza del tesoro reale. L’Ark fu bombardato dei bolscevichi dell’Unione Sovietica nel 1920, segnando così la fine dell’emirato. Oggi di buona parte della cittadella restano solo poche rovine.
    Ti suggerisco di fare un giro nell’area archeologica, da cui si può godere di una bella vista sulla città.

  • Moschea di Bolo Hauz. Costruita nel 1700, è tuttora attiva e viene utilizzata ogni giorno per la preghiera. Ha una particolarità davvero interessante: il suo porticato è stato aggiunto in un secondo momento ed è stato costruito inclinato di 5/6 gradi. Perchè? Per favorire la ventilazione e rendere l’edificio più fresco in estate.
    Davanti alla moschea si trova una grande vasca d’acqua che lo rende ancora più suggestivo, grazie ai suoi riflessi.
    Lì vicino si trova la Torre Shukhov, soprannominata la Torre Eiffel di Bukhara. Nata come parte del sistema idrico della città per il pompaggio dell’acqua, oggi è un punto panoramico.

  • Chor Minor. In lingua persiana significa “quattro minareti”. E basta vedere questa madrasa per capire il perchè del suo nome. Costruita nel 1809 da un ricco commerciante persiano, ha una struttura diversa dalle altre. Riprende infatti lo stile degli edifici che il commerciante aveva visto in India e che l’avevano particolarmente colpito. Oggi al suo interno si trova un bazar.

  • Mausoleo di Ismail Samani. Costruito nel 851 d.C. da un ricco emiro, è uno dei monumenti più antichi dell’intera Asia Centrale. L’architettura è in stile pre-arabo, simile a quello persiano. Una sua particolarità è quella di essere un cubo perfetto: lunghezza 13 metri per lato per 10 metri di altezza. Una cosa che mi ha colpito? Come è stato realizzato! La struttura è di mattoni cotti, mentre come collante hanno utilizzato latte di cammello e chiaro d’uovo.

Moschea di Bolo Hauz

Moschea e Minareto Kalon

Complesso di Poi-Kalyan

Chor Minor

SAMARCANDA: LA LEGGENDA DELLA VIA DELLA SETA

Samarcanda era il luogo che sognavo di vedere da tanto e certamente non ha deluso le mie aspettative. D’altronde credo che sia la prima città che viene in mente quando si parla dell’Uzbekistan e della Via della Seta.
È una città monumentale, grandiosa e scenografica. Non ci sono altre parole per descriverla. E mi ha accolto con una sorpresa davvero speciale: la neve.
Ammetto che non ero preparata a questa eventualità. Sono stata in Uzbekistan infatti a metà marzo e le temperature erano gradevoli. Addirittura a Bukhara giravo senza giacca, ma solo con la felpa. Partendo dal presupposto che a me non piace la neve e odio il freddo, devo dire che però vedere Samarcanda sotto i fiocchi di neve ha reso il tutto ancora più magico.

La città ha circa 3.000 anni e attualmente conta quasi un milione di abitanti. Nel corso del tempo ha cambiato diversi nomi. Su quello attuale esistono due versioni: può significare o “Città del Re Samar” oppure derivare da un termine arabo e significare “Città ricca”. E sicuramente Samarcanda era ricca, dal momento che qui si incrociavano tutte le Vie della Seta e il commercio era molto fiorente. Non per niente era la capitale dell’impero di Tamerlano e qui si trova il mercato più antico dell’Uzbekistan.

Il simbolo assoluto della città è Piazza Registan, circondata da tre madrase decorate con mosaici spettacolari. Vederla illuminata di sera è qualcosa di difficile da descrivere. Ma Samarcanda non è solo il Registan. Ogni luogo racconta il passato glorioso della città.

Tra i posti da non perdere ci sono:

  • Piazza Registan. Partiamo dal luogo più famoso. Ho avuto la fortuna di vedere la piazza in ogni condizione meteo (neve, di notte, con il sole) ed è sempre uno spettacolo. Letteralmente la parola “Registan” significa “posto sabbioso” perché qui in passato scorreva un fiume. Nella piazza si trovano le 3 madrase di Ulug Beg, Shir Dor e Tilya Kari. Sono state costruite in differenti epoche, dal XV al XVII secolo.

  • Mausoleo di Gur-e-amir – Il mausoleo di Tamerlano. Come dice il nome stesso è il mausoleo dove è sepolto Tamerlano (Amir Temur) il grande condottiero mongolo nato nel 1336. Tuttavia, la storia di questo mausoleo nasconde una curiosità. Tamerlano infatti non fece costruire il mausoleo per sè stesso, ma per il suo nipote preferito Muhammad Sultan. Lo aveva eletto come suo successore, però morì improvvisamente prima di lui. Così nel 1403 ebbe inizio la costruzione dell’edificio che doveva raccogliere le sue spoglie.
    Tamerlano invece avrebbe voluto essere sepolto nella sua città natale, dove aveva già costruito una tomba di dimensioni minori. Ma nel 1405 morì durante la campagna per la conquista della Cina. A causa del maltempo, i passi di montagna che conducevano lì furono chiusi, rendendo impossibile arrivarci. Si decise così di seppellirlo a Samarcanda che era più comoda da raggiungere.
    Oggi il complesso contiene le tombe di Tamerlano, dei suoi figli Shah Rukh e Miran Shah e dei nipoti Ulug Beg e Muhammad Sultan.

  • Mausolei di Shah-i-Zinda. È un complesso che raccoglie diversi mausolei (costruiti nel XIV-XV secolo). Ti consiglio di non perdertelo, perchè i colori di questi edifici, decorati con maioliche bianche e azzurre tolgono il fiato. Sicuramente uno dei posti che mi sono piaciuti di più.

  • Osservatorio di Ulugh Beg. Nipote di Tamerlano, Ulugh Bek non era solo un sovrano, ma anche un astronomo. Passò gran parte della sua vita ad osservare le stelle e il cielo. Nel 1424 decise quindi di edificare un osservatorio sulla collina più alta (20 metri) di Samarcanda, in modo da avere un punto privilegiato per le sue osservazioni. Qui costruì anche un sestante che gli permise di fare delle scoperte che ti lasceranno senza parole: riuscì a definire le coordinate di più di 1816 stelle e sbagliò la durata di un anno di solo 1 minuto e 2 secondi.

  • Moschea di Bibi-Khanym. La moschea porta il nome della terza moglie di Tamerlano, la sua preferita, tanto che il suo soprannome significa “La signora grande”. Fino al XVII secolo era la moschea più grande di tutta l’Asia. Tamerlano volle costruirla di ritorno dalla sua campagna in India grazie alle ricchezze saccheggiate durante la guerra.

  • Bazar orientale Siyob. Non puoi andare via da Samarcanda senza aver fatto un giro in questo bazar, vicino alla moschea di Bibi-Khanym. Qui hai l’imbarazzo della scelta se cerchi frutta secca, sia da mangiare sul momento che da portare a casa come souvenir. Inoltre trovi spezie, il  pane appena sfornato e i dolci.

Piazza Registan

Madrasa con la neve

Moschea di Bibi-Khanym

Mausolei di Shah-i-Zinda

Osservatorio di Ulugh Beg


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