RIVIERA MAYA

EK’ BALAM


La piramide di Ek’ Balam (giaguaro nero in lingua maya) non è famosa come Chichén Itza, ma merita una visita visto il suo buon stato di conservazione e la possibilità di arrampicarsi sulle sue rovine e di ammirare questa città maya che era una delle più potenti del suo tempo. Si stima che sia stata costruita intorno al 300 a.C. e che raggiunse il suo apice nell’VIII secolo, per poi essere abbandonata improvvisamente.
Appena si entra nel sito archeologico si nota subito una particolare struttura ad arco con una salita all’ingresso. Era la stanza dei sacerdoti, la cui pendenza per entrarvi era fatta in modo tale che per accedervi la persone erano obbligate ad inchinarsi.

Punto principale del sito archeologico è la sua imponente piramide, alta 32 metri (una delle più alte dello Yucatan) e la cui cima si raggiunge dopo aver scalato 106 ripidi scalini. Circa a metà della salita si trova una stanza finemente decorata con stucchi conservati sotto tettoie di paglia. Molti di loro sono originali e non hanno subito alcun tipo di restauro. Si pensa che la piramide fosse il mausoleo del sovrano Ukin Kan Lek Tok. Certamente non si possono non notare le grossi fauci del giaguaro, il luogo dove si compivano i sacrifici.
Arrivati in cima alla piramide, la vista è spettacolare e vi ripagherà dei gradini percorsi: si può osservare infatti tutto il verde e la bellezza della giungla circostante.

Una curiosità. All’ingresso del sito archeologico è possibile ammirare un grosso albero della Ceiba, una pianta sacra per la religione dei maya. Secondo loro, infatti, questo albero era in grado di collegare il mondo terreno all’inframundo dei morti, perché nasce dove sottoterra scorre l’acqua (cosa estremamente importante per una zona come quella dello Yucatan in cui non esistono fiumi emersi). Esistono sia il maschio che la femmina della Ceiba, sono riconoscibili in quanto la femmina è dotata di spine nel tronco.


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